Metamondo Tour Operator
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INDIA

 

Per noi occidentali l’India è prima di tutto meta del nostro immaginario esotico.

Avventurosa e fiabesca, misteriosa e perturbante, è l’India letteraria, prodotta agli inizi del ‘900 nell’alveo culturale del colonialismo britannico; poi, luogo filosofico, “altrove” esistenziale e spirituale, nutrito dalla “beat generation” dei primi anni ’60, fino all’India anarchica e libertaria della cultura hippy, approdata alla pura evasione dei raduni sulle spiagge di Goa alla fine degli anni ’70.

Immaginario che trova conferma nell’oggi, da un lato, nell’India selvaggia, dalla varietà faunistica unica al mondo, preservata nelle innumerevoli oasi naturali o nei parchi nazionali; dall’altro, nell’India religiosa, dall’anima mistica e devozionale, esperibile ovunque, negli ashram, nei templi, nella pratica assidua dei culti; come scrisse Manganelli, “l’unico luogo dove ancora esistono gli dei”.

 

Con gli anni ‘80 l’India inizia il progressivo cambiamento economico che la trasforma da magico paese delle tigri del Bengala, a “tigre” essa stessa, agguerrita protagonista del capitalismo globalizzato. La “nuova India” nelle classifiche mondiali è la più “grande” (popolosa) democrazia, la seconda nazione per popolazione e la terza economia, numeri che promettono nei prossimi decenni nuovi primati. E la “vera” India? Arcano esotico lido di antiche “saggezze” o potenza economica emergente, dotata di bomba atomica? In un paese così vasto, antichissimo e moderno, la sfida è riuscire a “vedere” l’insieme, l’identità storica e culturale che contiene un crogiolo di etnie, tradizioni, usanze, religioni e lingue (ben 400, di cui 23 ufficiali e oltre 1600 dialetti!). Diversità che si palesa fin dagli estremi morfologici del paesaggio: a nord le cime innevate dell’Himalaya e ai suoi piedi la fertile piana del poderoso e sacro Gange, il deserto del Thar ad ovest e le terre dei monsoni ad est, le montagne del Ghati che circondano l’altopiano vulcanico del Deccan al centro-sud, e ben 6mila km di coste. Eterogeneità antropologica e identità nazionale, in un quadro di forti contrasti: democrazia e caste, grande produzione industriale e vacche sacre, ascetica spiritualità e non-violenza ma anche duri scontri tra comunità, villaggi rurali di arcaica arretratezza e metropoli moderne e rampanti, come Mumbai e i set di Bollywood, o Bangalore, la “silicon valley” del Karnataka. In questa terra dai mille volti, coinvolgente quanto conturbante, resta, piattaforma solida e magnifica, l’arte. Pur nell’incredibile ricchezza di stili e forme, ecco emergere il primo filo rosso che da nord a sud, dagli stupa buddisti di Sanchi ai templi-cattedrali del grande complesso induista di Khajuraho, ci parla dell’unitario e secolare tentativo di un popolo di dare corpo alla propria eterna aspirazione di ascesi e di unificazione con il divino.

 
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