■ Delhi
Delhi, la multietnica capitale dell’India, con i suoi tredici milioni di abitanti è una metropoli caotica, che mostra ovunque i segni di uno sviluppo progressivo e tumultuoso. Le strade affollatissime sono teatro di un traffico frenetico di auto, risciò e tuk tuk (risciò a motore), carretti trainati da buoi o cavalli, e vacche sacre. Ma dal caos urbano si può trovare ristoro nei bei giardini o nei parchi lungo il fiume Yamuna, sulle cui rive si sviluppa la città. Se nel vitalismo brulicante e instancabile assomiglia alle altre grandi città dell’India, Delhi risulta unica grazie alla sua secolare storia antica che si svela nei monumenti principali e in un tessuto urbano disseminato di palazzi storici. Per oltre sei secoli saldamente in mano alle dinastie islamiche, capitale dell’omonimo sultanato tra il 1206 e il 1526 e del successivo impero moghul dal 1526 al 1858, Delhi è la perla della cultura architettonica indo-islamica. L’area centrale e più importante della capitale è formata da due città: Shahjahanabad (Old Delhi) e New Delhi. A Shahjahanabad, dal nome dell’imperatore Shah Jahan che la fondò nel 1638, si trovano alcuni dei capolavori dell’architettura moghul: il Lal Qila (“forte rosso”) del 1639-50, palazzo reale fortificato in pietra arenaria rossa, dalle mura alte fino a 30 metri, all’epoca la dimora più sfarzosa d’Oriente; in cima ad una scalinata la Jama Masjid, la “moschea del venerdì”, la più grande dell’India, costruita nel 1645 in arenaria rossa e marmo bianco e nero: tre cupole a bulbo, il grande e bellissimo iwan centrale e due minareti alti 40 metri; più a sud, il mausoleo di Humayun, commissionato nel 1556 ad architetti persiani, è la grande tomba-giardino diventata modello per i mausolei successivi, tra cui il Taj Mahal. L’architettura moghul (XVI-XVIII sec.) di matrice timuride portò al più armonioso compimento l’ibridazione formale tra le culture artistiche induista e islamica; ibridazione cominciata nel X-XI secolo con la prima vera colonizzazione musulmana del nord dell’India. Di questo primo periodo rimangono a sud di New Delhi, numerose vestigia straordinarie di moschee, madrase e tombe, tra cui il bellissimo Qutb Minar, il minareto eretto nel 1199, che con i suoi 73 metri è tra le strutture più alte dell’India, ma soprattutto eccezionale esempio del sincretismo che caratterizza l’architettura islamica indiana. New Delhi è invece la parte “occidentale” della città: essa fu edificata tra il 1912 e il 1931 dagli architetti inglesi E. Lutyens e H. Baker, secondo uno stile monumentale classico con forti innesti di elementi buddistici e moghul. Il fulcro è il colle Raisina Hill, centro politico dell’India, alla sommità del quale lungo un ampio viale si affacciano i palazzi governativi, tra cui il Rastrapati Bhavan, il “Palazzo del presidente”, in stile neoclassico e in pietra arenaria rossa, che con la facciata di 192 metri, l’estensione di quasi 19 mila mq e i suoi “giardini moghul” di 120 ettari, risulta più grande della reggia di Versailles. Imperdibile è il Museo nazionale, tra i più belli di tutta l’India, con reperti storici dalla preistoria al medioevo.
■ Agra
Agra, situata sulle sponde del fiume Yamuna, a circa 200 km a sud di Delhi, è una città moderna, importante centro industriale e commerciale, ma anche, insieme a Jaipur e alla capitale, famosa città d’arte, soprattutto per il monumento funebre Taj Mahal, assurto a simbolo dell’India. Il nome Taj Mahal, o “gioiello del palazzo”, si riferisce alla dedicataria, Arjuman Banu Begam, moglie amatissima e consigliera dell’imperatore Shah Jahan, che per la costruzione del mausoleo chiamò i migliori architetti e artigiani del regno. Realizzato tra 1632 e il 1648, questa “meraviglia” costituisce l’apice dell’architettura sepolcrale islamica moghul: un complesso cintato di edifici e giardini che in un sapiente gioco prospettico, tra canali, fontane, minareti e “chatri”, conducono lo sguardo sullo scrigno di marmo bianco dal raffinatissimo apparato ornamentale. Gioiello sia per l’innovazione compositiva che per la profusione di materiali preziosi, questo mausoleo regala al visitatore la sublime visione dell’armonia. Altre tappe imperdibili di Agra sono la Jama Masjid e il mausoleo in marmo bianco di Itimad-ud-Daulah, dedicato al nobile persiano Mirza Ghiyas Begh, entrambi della prima metà del XVII secolo; e il capolavoro dell’architettura civile moghul, il Lal Qila, “il forte rosso”, la cittadella fortificata edificata da Akbar a partire dal 1565, sulle fondamenta del preesistente forte della dinastia afghana Lodi, e ampliata da Shah Jahan nel XVII secolo. Circa 2 km e mezzo di una doppia cinta muraria, con bastioni alti fino a 20 metri, circondano palazzi e moschee in arenaria rossa e marmo e numerosi giardini chahar-bagh (il giardino di tradizione islamica quadripartito).
■ Fatehpur Sikri o “la città della vittoria”
A 40 km da Agra, lungo la strada per Jaipur, si incontra la “città ideale” di Fatehpur Sikri, fatta costruire dall’imperatore moghul Akbar. Fu inaugurata nel 1571 e abbandonata definitivamente solo 14 anni dopo, sia per la carenza d’acqua che per la necessità di spostare la capitale e la corte a Lahore per contenere il pericolo afghano. Nel breve periodo in cui la città visse fu importante centro culturale e amministrativo, ma soprattutto capitale cerimoniale. Protetti da un muro di cinta si trovano perfettamente intatti i numerosi palazzi, le sale per le udienze pubbliche e private, le residenze per le concubine, i giardini, il Buland Darwaza, la meravigliosa porta trionfale costruita nel 1573 (-76) in seguito alle vittorie militari moghul nel Gujarat, e la moschea Jami Masjid con la tomba di Shaikh Salim, il santone sufi che qui predisse ad Akbar la nascita dell’erede maschio e in onore del quale, avveratasi la profezia, l’imperatore decise di erigere la città. Fatehpur Sikri è costruita interamente in arenaria rossa, a parte il mausoleo di Salim in marmo bianco di Makrana e, secondo la tradizione artistica moghul, presenta un linguaggio ibridato, con forti riferimenti da un lato alla cultura architettonica islamica, declinata secondo lo stile timuride e persiano, dall’altro alla ridondante cultura decorativa lignea indù del Gujarat, come ad esempio nelle bellissime scolpiture in pietra nelle colonne delle sale per le udienze. L’ibridazione e il sincretismo architettonico e decorativo di Fatehpur Sikri rappresentano la piena realizzazione del progetto di Akbar di conciliare le diverse tradizioni e culture religiose indiane.
■ Jaipur
Jaipur è una grande città di circa 2 milioni di abitanti, ma il suo nome, che significa “la città rosa”, si riferisce al centro storico e al colore dell’arenaria con cui è costruito. La Jaipur antica deve la sua fondazione nel 1727 a Jay Singh II, il colto sovrano e maharaja del potente clan indù Kachhavaha, di casta “kshatriya”. E’ una “città-palazzo” modello, progettata secondo le indicazioni degli Shastra, i trattati indù di architettura: chiusa da una cinta muraria alta 6 metri, la pianta è una scacchiera suddivisa in 9 pada (parti), ciascuno assegnato ad una unica casta e suddiviso da una griglia di percorsi ortogonali secondari, tranne nei due pada centrali su cui si sviluppa il “Palazzo di città”. Il palazzo è un complesso architettonico articolato con la sua corte esterna, i giardini, gli edifici pubblici e privati, tra cui spiccano per bellezza: il Chandra Mahal, o “Palazzo della luna”, con i suoi 7 piani di marmo bianco; il simbolo della città, l’Hava Mahal, il “Palazzo dei venti”, costruito nel 1799 per ospitare le dame di corte, con 5 piani di arenaria rosa e bianca, dalla facciata movimentata senza soluzione di continuità da bay-window chiusi dalle decorative jali, le finestre traforate; e il famoso Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, dove sono conservati sofisticati strumenti per il calcolo e la rilevazione astronomica, vera passione del maharaja Jay Singh II. Molti altri sono i luoghi da visitare in città, il Tripolia Gate, porta a 3 ingressi, il Nahargarh Fort, da cui si gode di una splendida vista sulla “città rosa”, e il Johari Bazar, caleidoscopio di voci, profumi e colori.
■ Madras / Chennai
Capitale del Tamil Nadu e centro più importante della costa nord-est del Paese, fu colonia inglese dall’inizio del XVII secolo, quando era ancora un villaggio di pescatori. Solo recentemente la città ha ripreso il nome dell’antico villaggio a cui gli approdarono gli inglesi – Chennai - ma è ancora oggi nota internazionalmente col nome di Madras. Qui più che in altri luoghi si percepisce l’antica atmosfera coloniale della metà del ‘1600, quando la East Indian Company vi stabilì il suo avamposto commerciale in India. Particolare memoria ne offre il St. George Fort, nel quartiere omonimo, edificato allora e affacciato sulla marina assieme ad altri edifici d’epoca. Molto suggestiva e interessante a Chennai è proprio la sosta alla grande Marina Beach, con i suoi 12 Km una delle più lunghe spiagge metropolitane al mondo: animatissima a tutte le ore è meta prediletta dagli abitanti della città per scambi commerciali, passeggiate, incontri e momenti di relax fuori dal caos e dal traffico urbano. Chennai è anche una delle città, oltre a Cochin, a cui fa riferimento la tradizione cristiana in India : nella chiesa di San Tommaso una cappella che si far risalire al X secolo ad opera di cristiani d’origine persiana, secondo la tradizione fu il luogo in cui vennero tumulate le spoglie mortali dell’apostolo Tommaso , sbarcato nel 52 d.C. sulla costa del Kerala. Ma non lontano da qui si entra in pieno nell’atmosfera dell’India: il bel tempio di Kapalishvara Mandir,con il suo gopuram di 37 metri il più importante della città, richiama l’attenzione del viaggiatore, sin da questa prima tappa, verso il mondo in cui si immergerà nel suo itinerario a Sud, in questa regione piena di autentica spiritualità.
■ Kanchipuram
Non lontano da Chennai si trova Kanchipuram, una delle sette città sacre agli indù, che a molti viaggiatori offre il primo approccio con quello che sarà un vero crescendo d'immagini e emozioni tra i tesori delle diverse epoche architettoniche dell'India del sud. Capitale della dinastia Pallava (IV sec) e poi Chola ( X sec) divenne importantissimo centro religioso ed è ancora oggi meta di pellegrinaggio grazie ai numerosi templi tra cui il monumentale Kailashanath , dedicato a Shiva come il principale tempio di Ekmareshavra Mandir, concluso al tempo della dinastia Vijayanagar, regnanti particolarmente distintisi per l'amore per le arti e l'architettura. Kanchipuram è famosa anche per le sete : numerosi gli atelier che le lavorano realizzando bellissimi quanto costosi "sari". Per un acquisto meno oneroso sarà sufficiente dedicarsi alle stoffe colorate che i sarti di quartiere, qui come in diverse città e spesso nelle strade adiacenti ai templi, aree di proficua frequentazione, in pochi minuti cuciranno il capo desiderato.
■ Mahabalipuram ( Mamallapuram)
Nello stato federale del Tamil Nadu, distretto di Kanchipuram, si trova Mahabalipuram, la città altrimenti detta Sette Pagode, interessantissima quanto obbligatoria sosta per il viaggiatore che voglia conoscere i monumenti granitici più autentici e antichi dell'arte dravidica, qui al suo primo stadio. Nati in epoca Pallava ( IV -VIII sec) i templi rupestri di Mahabalipuram sono scolpiti in roccia basaltica e offrono esempi delle tre tipologie base dell'architettura del tempo, evolutesi dal mandapa (padiglione) al ratha ( carro) e vimana ( torre o tempio). Arrivando in città si è colpiti da una vasta area verdeggiante in cui spiccano massi e pareti completamente scolpiti: tra questi l'enorme bassorilievo che rappresenta la discesa della dea Ganga sulla terra, chiamata dal re Baghirata per purificare le anime dei suoi avi. Quando Baghirata si rese conto che una tale massa d'acqua avrebbe potuto distruggere la terra, chiese aiuto a Shiva che, sciogliendosi i capelli, fece fluire quella grande massa separandola in fiumi e tranquilli corsi d'acqua. Pare che un tempo i bassorilievi, grazie ad un ingegnoso sistema, fossero realmente percorsi dall'acqua che sgorgava dalle rocce. Non lontano la "palla di burro di Krishna", enorme masso in bilico su una collina, che sembra dover rotolare giù da un momento all'altro, ma che da secoli rimane immoto.
A un chilometro e mezzo da qui si trovano i Pancha Rathas ( i cinque carri) detti anche "cinque fratelli", figli di Pandava, eroe del Mahabahrata. Il luogo è particolarmente suggestivo e racchiude i cinque templi monolitici con cupole e tetti alla maniera delle antiche strutture lignee. Leoni, elefanti, carri processionali si alternano a forme oblunghe che preannunciano i futuri sviluppi verticali dei gopuram dravidici.
Tra le opere più belle di Mahabalipuram è senz'altro lo Shore Temple, sul golfo del Bengala, circondato dai numerosi "nandi", sculture che rappresentano i tori veicolo di Shiva: particolarmente suggestivo al tramonto offre una delle più belle immagini dell'architettura dravidica risalente al 690-728 circa ed è Patrimonio dell’Umanità . Nella parte orientale del tempio si trova un altare dedicato a Shiva,creato proprio qui per essere illuminato dai primi raggi del sole mattutino.
■ Pondicherry
Atmosfere coloniali francesi si riflettono ancora tra le strade alberate ma soprattutto sul lungomare di Pondicherry, che i coloni europei avevano eletto a quartiere di residenza col nome di "ville blanche", separato dalla "città nera" degli autoctoni. Ancora oggi le vie dell'attuale Puducherry ( "villaggio nuovo" in lingua tamil , come suona dal 2006 il nome della città) portano nomi francesi . Qui le case si affacciano bianche tra giardini disordinati di ficus e buganvillee lasciando posto, nel quartiere diplomatico, a palazzi governativi ed ambasciate dai parchi curatissimi. La spiaggia e il lungomare affacciato sulla costa del Coromandel si animano al passaggio dei visitatori e dei locali mentre sui minuti chioschi, tra gruppetti di ragazzi al passeggio e capannelli di gente che chiacchiera o si occupa di piccoli affari, domina l’enorme statua del Mahatma Gandhi.
Noto già da greci e romani come importante centro di commerci Pondicherry mantenne il proprio ruolo sulla rotta delle navi mercantili in ogni epoca e sotto ogni dominazione. Oggi l'atmosfera delle vecchie colonie si respira soprattutto nella zona che affaccia sulla marina, mentre le vie più interne della città risuonano dei rumori del traffico e della solita frenetica attività dei piccoli commerci quotidiani, tra il mercato dei fiori e le mille caotiche botteghe.
Una particolare tranquillità si respira invece avvicinandosi all'Ashram di Sri Aurobindo, nel cuore del quartiere francese. Dal 1926 questa magione novecentesca è meta di pellegrinaggio di visitatori indiani ed occidentali che rendono omaggio al grande mistico pensatore bengalese. A pochi chilometri dalla città si giunge ad Auroville, la città universale ideale, luogo d'incontro e scambio culturale e interreligioso, fondato nel 1958 da Mira Alfassa , "la Mère", come venne semplicemente chiamata, custode e curatrice dell'immensa opera poetica, intellettuale e religiosa di Sri Aurobindo ed il cui cuore pulsa della luce del grande Matrimandir , il tempio della Madre Universale, risplendente nel cuore di un territorio un tempo arido in cui vivono oggi 2000 residenti provenienti da tutto il mondo e 2 milioni di specie di alberi diversi . Auroville è stata approvata dall'UNESCO unico esperimento di Human Unity internazionalmente valido.
■ Tanjore ( Thanjavur)
Si trova a 35 Km da Kumbakonam, cittadina immersa nel verde e luogo di sosta adatto per le visite ai numerosi siti sacri dei dintorni, la capitale culturale del Tamil Nadu : Tanjore. Immersa in un'area verdeggiante ricca di risaie, fu capitale dell'Impero Chola che la resero particolarmente splendida. Ne è testimonianza il Brihadehvara Mandir, uno dei massimi esempi di architettura dravidica in India, edificato subito dopo l'anno 1000, un complesso che racchiudeva in origine luoghi di culto, di studio e di amministrazione, una piccola città sacra in cui trovavano posto tanto i sacerdoti dediti ai culti quanto i musicisti e gli artigiani, i commercianti e le famose devadasi, le "spose degli dei", 400 giovani che danzando onoravano le divinità. In città, famosa per essere stata luogo d'elezione per lo studio e le arti, trova posto la biblioteca Saraswati, che vanta una raccolta unica di antichi manoscritti su foglie di palma e volumi di notevole importanza.
■ Chidambaram
Nel distretto Tamil Nadu di Cuddalore vale la sosta la città di Chidambaram per la visita del bellissimo tempio di Shiva Danzante o Sabhanyaka Nataraja Mandir, architettura risalente ai secc. XIII /XVI , con alti gopuram e cortili interni di ampio respiro attorno alla vasca delle abluzioni, la sala dalle mille colonne, i vari altari dedicati alle divinità. Ma sono i 108 karana all'ingresso che attirano l'attenzione e che denominano il tempio: sono i 108 movimenti combinati della danza Bharata Natyam, la più antica danza classica indiana descritta nei Veda. Il culto di Shiva Danzante si lega alla vittoria sui demoni e al mito della danza universale cosmica in cui la divinità , muovendosi nell'eterno presente, attraverso il movimento da vita all'universo e libera l'uomo dall'ignoranza: il centro dell'universo è infatti il cuore dell'uomo, e Shiva danzando lo libera e rende leggero. All'esterno del tempio, come in molti luoghi di culto, proliferano le bancarelle e i commerci, il piccolo caotico mondo quotidiano che si incontra prima di entrare nel mistero e nella sospensione dei riti a cui gli occidentali non possono assistere ma di cui possono percepire l'essenza tra i fedeli in preghiera sulla soglia del sancta sanctorum, i suoni di campane leggere, i pellegrini che assorti in penitenza tra i curiosi e le sacre mucche rotolano a terra attorno al tempio o eseguono riti assieme ai bramini che li ascoltano.
■ Srirangam
Non lontano da Tanjore e da Tiruchirapalli, famosa per il Rock Fort Mandir a cui si accede lungo 400 ripidi gradini, si trova uno dei centri religiosi più noti del sud , Srirangam, su un'isola al centro del fiume Kauveri. Si tratta di uno dei complessi di templi più interessanti e belli del percorso meridionale, irrinunciabile per fascino e interesse. "Sri Arangam"- questa in origine la denominazione - significa "Il signore della terra tra i due fiumi": è la città tempio più importante del mondo sacro indiano, con 7 mura di cinta e 21 gopuram svettanti il più alto dei quali, all'ingresso, misura 75 metri. Arrivare al tempio riempie di emozione: prima di giungere ai cortili più interni (gli occidentali si devono fermare al terzo), si attraversa un mondo di biciclette, bambini, venditori, artisti di strada e fedeli, una folla viva e brulicante, che man mano che si avanza lascia la parola alle statue, alle immagini sacre dedicate a Vishnu, Krishna e ad altre divinità. La bellezza della città-tempio si può ammirare dall'alto, guidati sui tetti da vivaci custodi che avvertono di "fare attenzione alla testa" , sapendo che il viaggiatore nel suo incanto potrebbe non curarsi delle piccole insidie architettoniche che attraverso altrettanto piccole scale di pietra conducono ai piani esterni superiori regalando alla vista , tra i gopuram dai diversi colori e forme, un panorama di luce e serena bellezza.
■ Madurai
Dire Madurai è parlare di Meenakshi, la "dea dagli occhi di pesce", da millenni amata, accudita, attesa e venerata da ogni generazione di fedeli. Tra marzo e aprile ogni anno la grande celebrazione del River Festival commemora lo sposalizio della divinità, e allora il fiume Vaigai, sulle cui rive la città tempio tamil di Madurai si adagia, diviene dimora onorata del divino. Da tutto il Tamil Nadu arrivano i fedeli, a chiedere un matrimonio propizio, a pregare che sia rallegrato da molte nascite. Allo stesso modo, tutte le sere per tutto l'anno, nel tempio di Meenakshi il consorte Sandareshwara, una delle manifestazioni di Shiva stesso, giace con la dea: è la cerimonia "della dormizione", vi si può assistere aspettando assieme ai fedeli l'arrivo del baldacchino portato a spalla dai sacerdoti che accompagnano Shiva alla dimora della dea mentre canti, fiaccole e cembali ritmano il passo del corteo dei fedeli, ogni sera, fino a che gli sposi siano riuniti.
Il tempio di Meenakshi, a cui si accede dalla Porta delle Otto Dee, regala al visitatore un esempio significativo della fase barocca dell'architettura dravidica e, affiancando due templi gemelli, è uno dei più grandi dell'India: dal cortile, in cui si trova un albero di fico presso il quale pregare per avere figli (legando uno spago attorno ai suoi rami in nove mesi nascerà un bambino), si entra alla sala dei mille pilastri, dove una selva di colonne con sculture a tema femminile ripercorre diverse immagini e fasi della vita della donna. Si narra che Shiva portò la benedizione sul tempio e sul suo territorio facendo piovere dalle proprie chiome il Madhu, nettare divino che battezzò la città di Madhurapuri, oggi Madurai.
La città di Madurai ha una storia antica, fu uno dei centri maggiori della cultura Tamil che vantava accademie letterarie di altissimo livello : il Sangam, accademia dei poeti, risale addirittura al II sec. a.C. Capitale del regno Pandya dal VII secolo , fu poi dominio Vijayanagar e Nayak, il cui re Tirumala nella prima metà del 1600 pianificò la città vecchia e il tempio di Sri Meenakshi con i suoi 12 gopuram. Madurai è industrializzata e piuttosto caotica oggi, ma questo cuore spirituale ridimensiona il tempo e il respiro dell'uomo e trasmette l'immagine immutabile di una quotidianità permeata dal divino non solo nei piccoli villaggi e tra la gente semplice, ma anche tra le persone di diverso ceto e cultura.
■ Kumarakom e le Backwaters
Sul lago Vembanad le "Backwaters", una fitta rete di canali navigabili nella parte meridionale del Kerala , al cui centro si trova Kumarakom, offrono una delle più interessanti immagini che il viaggiatore riporti dall'India del Sud. Circa 1500 km di strade d'acqua, sulle cui strette rive affacciano abitazioni minuscole quanto la striscia di terra che le ospita. Navigare a bordo di un piccolo battello o sulle kettuvallam, le tipiche imbarcazioni da pesca ora adattate per il turismo a house-boat , è un'opportunità di conoscere una vera “città fluviale” e l' immensa rete di laghi, lagune e canali che formano parte integrale della vita della regione. Inaccessibili e sconosciute per molto tempo,oggi le Backwaters permettono di conoscere un ambiente circondato da una vegetazione unica, regno di molti uccelli di diversa specie e inframmezzato da piccoli villaggi spesso in equilibrio su una striscia di terra tra la laguna, le piantagioni di riso, le palme e il traffico costante delle imbarcazioni : qui si vive sull’acqua ed ogni aspetto della quotidianità vi si adatta. Navigando lenti si incontrano piccole barche che portano anziani , donne, giovani scolari che devono raggiungere i loro maestri; fasci di fieno ed erbe di risaia verdeggiano su altri gusci di legno, pigri pescatori immoti sui legni leggeri si riparano dal sole sotto ombrelli colorati. Il "Santuario degli uccelli" è detta tutta l'area che da Kumarakom si snoda lungo la rete di laghi ed i canali fino ad Allepey sulle cui acque , assieme alle "snake boats" e alle kettuvallam, si può placidamente navigare anche in canoa, magari all'alba o al tramonto, quando dalle rive si affacciano antichi volti di anziani muti, occhi curiosi di bimbi o donne dagli abiti coloratissimi che incedono dondolando il passo come immagini d'altri tempi.
■ Kochi / Cochin
A Cochin si respira ancora il ricordo delle colonie e dei mercanti: è un grande porto, che si accrebbe durante il dominio portoghese del 1500 quando Vasco de Gama fondò la prima fabbrica per la lavorazione delle preziose spezie da esportare.
Portoghese prima, francese, olandese ed inglese poi, si arricchì di fabbriche, fortezze e chiese: qui la cristianità si insediò facendo risalire le proprie origini addirittura alla venuta dell'apostolo Tommaso nel 50 d.C. Prima dei portoghesi la storia della città era già ricca di particolarità d'interesse, come l'insediamento di una comunità di ebrei di Palestina che crebbe lasciando testimonianze importanti tra cui l'ancora esistente quartiere delle sinagoghe.
Sopraffatti dai Francesi alla fine del '700, furono però gli Olandesi a trarre reddito dalla favorevole posizione della città, facendo di Cochin un centro ancor più strategico e sviluppato lungo la via delle spezie.
Oggi Cochin è una città vivace, dove il porto ed i suoi dintorni fanno ancora da fulcro alle attività di commercio ed al turismo: il quartiere di Mattanacherry, con gli antichi magazzini, evoca ancora la presenza dei colonizzatori e il Palazzo Olandese, a due passi dal porto e affacciato sul grande bazar, nell'apparente semplicità ne rimane affascinante testimonianza , oggi museo custode dei più spettacolari affreschi indiani del '700. Nella chiesa di San Francesco, non lontanissima e - si dice - prima chiesa cristiana in India, si trova il monumento a Vasco de Gama, qui sepolto prima di essere traslato a Lisbona dalla famiglia. In questo quartiere, tra magioni coloniali e una vegetazione rigogliosamente presente, la mente spazia ad evocare un passato avventuroso e pieno d'immagini, prima che lo sguardo si apra sul litorale punteggiato dalle grandi reti a bilanciere cinesi, portate ai tempi dei mercanti di Kublai Khan e ancor oggi fonte d'interesse e curiosità per i molti visitatori.





