Metamondo Tour Operator
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MYANMAR
MYANMAR

Il Myanmar, o meglio la Birmania, al turista pone una domanda: è giusto andarci?
Un viaggio è certo un modo indiretto di
sostegno alla giunta militare al potere dal 1988. Ma è anche un sostegno a molti birmani (per nulla legati al regime) e, se si viaggia consapevoli, l’unico vero modo per capire, testimoniare, aprire vie di contatto e scambio, nella speranza di diventare “catalizzatori del cambiamento”. La Birmania conquisterà occhi e cuore di chi deciderà di vistarla. È un Paese bellissimo. Per il paesaggio: le impervie alte montagne, propaggini dell’Himalaya, che a nord come una corona selvaggia circondano il fertile e lussureggiante bacino dell’Irrawaddy; le foreste pluviali e le paludi di mangrovie della costa est del Tenasserim che precipitano a picco sul mare. Per l’arte: le pagode, gli stupa e i templi, piccoli edifici, gioielli in mattoni, o colossali strutture dalle alte cupole dorate, incontro tra architettura tibetana e indiana, tra animismo tantrico, induismo e buddismo. Per la dignità e l’accogliente cordialità del popolo birmano, pur oppresso da povertà e isolamento.

Bellissimo, ma non facile. Molti dicono, “in Birmania il tempo si è fermato”, e se questa affermazione descrive bene buona parte del sud-est asiatico, qui l’apparente sospensione del tempo si tocca con mano: nella spiritualità e ritualità religiose pervasive e arcaiche, ma anche nella evidente stagnazione e arretratezza economiche: le strutture alberghiere non rispettano gli standard internazionali, i trasferimenti sono lunghi e faticosi, i voli interni cambiano frequentemente gli operativi. La vera bellezza è sempre faticosa. La speranza che il popolo birmano possa presto godere di libertà e progresso si sposa con l’augurio che riesca anche a preservare l‘antichissima e autentica bellezza del suo Paese.

 
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